Il cibo come forma di sfogo: cos’è il “Comfort Food”?

Quante volte hai detto frasi del tipo “non riesco assolutamente a rinunciare a questo piatto” oppure “ quando mangio questo piatto mi sento molto meglio”.

Ebbene si, la gratificazione data dal cibo sembrerebbe possa portare effetti molto positivi per la nostra psiche, ma quando si supera il confine tra conforto occasionale e abitudine scorretta?

Il Comfort Food è il cibo per il cuore, quello che ognuno sceglie per sé, intimamente, nei propri momenti di sconforto. Quello che la nonna, da piccoli, ci preparava per tirarci su il morale nelle giornate più nere. La pastina in brodo che la mamma ci cuoceva quando avevamo la febbre e potevamo restare a casa.

Io stessa, quando ho nostalgia di una persona cara, mi ritrovo a preparare piatti che solo lei cucinava in momenti trascorsi insieme.

Il Comfort Food è il cibo di conforto, ovvero un cibo semplice, confortante, legato ai ricordi dell’infanzia, che le persone consumano prevalentemente quando sono sottoposte ad un momento stressante della vita.

Ancora, il Comfort Food può essere definito come il cibo che procura un sentimento nostalgico ed affettivo nella persona che lo mangia.

Fin qui tutto molto romantico e sognante, tuttavia i problemi nascono quando consumiamo il nostro Comfort Food in quantità eccessive e con elevata frequenza. È importante specificare che il Comfort Food non rappresenta una fame fisiologica, per cui, se dovesse rivelarsi una compensazione ad un momento di disagio, bhè i rischi per la nostra psiche e per il nostro fisico non saranno pochi.

Mi spiego meglio: se ogni qual volta ci si presenta un momento di difficoltà o, peggio ancora, se siamo sottoposti ad un periodo di stress cronico, ricorriamo a corpose quantità di Comfort Food, come fossero il nostro anti-depressivo naturale, la bilancia non sarà altrettanto confortante e ci sentiremo enormemente frustrati per non essere stati in grado di controllare questo aspetto della nostra vita.

Il tutto si andrà quindi a sommare al resto degli altri disagi che stiamo attraversando, trascinandoci in un vortice di emozioni altalenanti da cui non sarà semplice venir a galla.

Gli alimenti che tirano su il morale, nel corso degli anni, sono diventati sempre più ipercalorici, ricchi di zuccheri e di grassi (probabilmente ciò rimanda anche ad istinti ancestrali che l’evoluzione ci ha regalato nel corso dei secoli). Quindi non bisogna assolutamente esagerare se non vogliamo rischiare l’aumento del girovita con i problemi di salute ad esso connessi.

 Avere un cibo di riferimento che mangiate con gioia, che vi riporta all’infanzia, non dovrebbe essere qualcosa di connesso a momenti negativi o di frustrazione.

Trovare conforto nel cibo in determinate situazioni, nella maggior parte dei casi, innesca un meccanismo di autocommiserazione che porterà a farvi star male più di prima. Non cercate giustificazioni per sovralimentarvi anzi, fate in modo che il cibo non diventi l’unica forma di sfogo e trovate, in parallelo, altri fattori che possano favorire uno stile comportamentale proattivo difronte agli eventi stressanti della vita.

Concludo invitandovi a consumare il vostro Comfort Food in compagnia e mai da soli, magari condividendo i ricordi connessi a quel piatto particolare e il perchè vi piace tanto. Con questo metodo in parte scongiurerete gli eccessi. Se invece vi rendete conto di abusare di un particolare alimento per un periodo protratto di tempo vi consiglio di affidarvi ad un professionista, che potrebbe essere determinante per identificare la correlazione cibo-emozioni e aiutarvi a venir fuori dall’abuso.

Speriamo che questo articolo ti sia stato utile e noi restiamo, come sempre, a tua disposizione per qualsiasi confronto o approfondimento.

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